LA CHIESA DI S. IGNAZIO MARTIRE ALL’OLIVELLA

Il contesto territoriale dell’Olivella

L’area in cui ricade il quartiere è posta ai limiti della parte settentrionale della città vecchia ed era caratterizzata, nel periodo medioevale, dalla presenza di giardini ed orti.

Il quartiere ruota attorno al principale asse viario di via Bara (che partiva da via Maqueda e raggiungeva la zona posta presso l’attuale oratorio di S.Cita) e si strutturò a partire dall’inizio del XVI secolo.

Per quanto riguarda la piazza, la sua configurazione attuale risale al secolo XVII a seguito della fondazione, a Palermo, della congregazione degli Oratoriani (1593), dell’acquisto dei padri di una vasta area di proprietà della comunità di S.Caterina d’Alessandria e della successiva costruzione della chiesa e dell’attigua casa degli stessi padri oratoriani. Quest’ultima, dal 1866, con l’Unità d’Italia, fu incamerata tra i beni del neo Stato italiano e destinata a sede del Museo Nazionale oggi Salinas.

Oltre ai danni bellici subiti nell’aprile del 1943, due eventi hanno di recente modificato l’aspetto della piazza portandolo a quello attuale: l’abbattimento, all’inizio del ‘900, del settecentesco palazzo Coco e delle mura dell’Itria che chiudevano il fronte settentrionale della piazza;  sul fronte opposto su via Monteleone, subito dopo l’oratorio di S.Caterina d’Alessandria, la demolizione, nel 1906, del palazzo Aragona-Tagliavia (detto anche Monteleone o Terranova), e del suo esteso giardino, per consentire l’apertura del secondo tronco di via Roma e la costruzione del palazzo delle Poste.

Per quanto attiene al toponimo “Olivella” una tradizione ci dice che esso deriverebbe dal latino “olim villa” (un tempo una villa) e farebbe riferimento alla presenza della casa e dell’annesso giardino del conte Sinibaldo Sinibaldi, padre di S.Rosalia patrona di Palermo, presso cui la santa avrebbe passato parte della sua giovinezza. Altre fonti invece riportano l’origine del nome a un torrente “Olivella” che, in epoca antica, scorreva in questa zona. Queste notizie, tuttavia, non sono supportate da documenti che possano attestarne la veridicità: quello che risulta certo è invece la presenza, all’inizio del ‘400, di una chiesetta dedicata a S.Rosalia concessa dall’arcivescovo Ubertino de Marinis ad una confraternita denominata di S.Caterina all’Olivella.

L’evoluzione architettonica della chiesa

Quando Giuseppe Patricolo alla fine dell’800 provò a riportare alla luce l’originario stile arabo-normanno nascosto in alcune chiese di Palermo (tra cui S.Giovanni degli Eremiti, la Martorana e S.Cataldo) fu costretto ad operare tutta una serie di demolizioni di superfetazioni che in 700 anni di storia ne avevano talora stravolto, in modo spesso irrimediabile, l’originale cifra stilistica. Se oggi provassimo a fare lo stesso nella chiesa dell’Olivella ci accorgeremmo subito dell’impossibilità di ritornare all’aspetto originale della chiesa stante i numerosi interventi che, dal 1598, anno dell’inizio dei lavori di costruzione della chiesa, ne hanno modificato l’aspetto originario sia dell’esterno che dell’interno.

Prima di affrontare la cronologia degli interventi è opportuno parlare brevemente della paternità del progetto originario, attribuito al padre oratoriano Pietro Catena che fu supportato dall’architetto-capomastro Pietro Muttone, direttore dei lavori, e da Andrea Fusè. Il modello di riferimento fu la chiesa di S.Maria in Vallicella in Roma (1577) la prima sede di una congregazione degli Oratoriani.

Chiesa di Santa Maria in Vallicella a Roma

La chiesa dell’Olivella, per come appare oggi, sia all’esterno che al suo interno, è il frutto di innumerevoli interventi che si sono succeduti nei secoli; qui di seguito citeremo solo quelli che a nostro parere sono stati i più significativi:

  • 7 novembre 1598: posa della prima pietra; i lavori tuttavia inizieranno nel mese di maggio dell’anno successivo e si concluderanno nel 1622, anno della canonizzazione di S.Filippo Neri
  • 1651 avvio dei lavori per la realizzazione del prospetto della chiesa che si protrarranno per tutto il secolo XVII
  • 1695 Viene realizzata la scalinata in pietra di Billiemi del sagrato della chiesa.
  • 1732 architetto Francesco Ferrigno dirige i lavori di costruzione della cupola.
  • 1752 e il 1755 completamento del prospetto ad opera di Giacomo Aragona con la costruzione del secondo campanile (a sinistra), successivo abbattimento dell’antico campanile seicentesco di destra e sua ricostruzione sul modello di quello nuovo di sinistra.
  • 1786 Inizia il cantiere di ammodernamento interno della chiesa su progetto dell’architetto Marvuglia.
  • Inizi XIX secolo: ripavimentazione interna
  • 1822 L’architetto Nicolò Puglia dirige i lavori di completamento degli ornati nelle navate laterali e nelle cappelle della chiesa.
  • 5 aprile 1943 una bomba causa il crollo della cupola, di parte del transetto di sinistra e della sacrestia che saranno ricostruiti nel 1950

Una curiosità riguarda la dedicazione della chiesa a S. Ignazio Martire Vescovo di Antiochia. Secondo quanto si legge nelle antiche memorie dei Padri, la decisione si prese per sorteggio scegliendo il nome tra i santi che non avevano una Chiesa dedicata a Palermo. I padri compirono il sorteggio più volte avendo sempre come esito il nome S. Ignazio Martire, cosa che manifestò a loro avviso un disegno divino.

Il prospetto

Ha una certa monumentalità dovuta alla sua incombenza sulla piazza sottostante resa ancor più stretta dalla presenza delle verande dei ristoranti che ne limitano la già ridotta profondità.

Prospetto della chiesa dellOlivella

Possiede una sua geometrica simmetria dovuta, nel senso verticale, alla presenza di due ordini separati da un cornicione aggettante e, nel senso orizzontale, dalla presenza dei due campanili e delle otto colonne in pietra di Billiemi che ne scandiscono il ritmo. Dei tre portali di accesso, quello centrale è un po’ più sporgente rispetto ai due laterali ed è sormontato da uno scudo inserito in un timpano tondeggiante; quelli laterali, più piccoli sono sormontati da finestroni.

Scudo del prospetto

Il secondo ordine, su due livelli, accoglie quattro statue in stucco, poste su piedistallo, dei Santi Francesco di Sales e Ignazio martire, a sinistra, Filippo Neri e Rosalia, a destra, realizzate da Bartolomeo Sanseverino su disegno del pittore Vito D’Anna.

San Filippo Neri e Santa Rosalia
San Francesco di Sales e Sant’Ignazio Martire

La parte centrale della facciata, limitata da due colonne in pietra bigia di Billiemi, alloggia due finestroni di cui il superiore, più grande, è sormontato da un frontone triangolare, posto a coronamento della facciata, al centro del quale troviamo un tondo marmoreo ad altorilievo che riproduce l’immagine della Madonna della Vallicella.

Sotto le loggette campanarie troviamo due orologi ottocenteschi di cui quello di sinistra giustifica il nome della via posta di fronte denominata per l’appunto “via Orologio”.

Grazie a tutti questi elementi e alle colorazioni degli intonaci, la facciata appare caratterizzata da un intenso gioco di luci ed ombre che mette in risalto l’austera ricchezza delle sue decorazioni.

L’interno

La chiesa ha un impianto basilicale a tre navate scandite da sei colonne per lato di cui le prime, addossate alla controfacciata, e le ultime, inserite nei pilastri del transetto, sono costituite da tre pezzi sovrapposti ad incastro realizzati in pietra di monte Pellegrino; le altre colonne invece sono un monoblocco di pietra grigia di Billiemi.

La decorazione dell’interno risente, nel suo complesso, dell’intervento del Marvuglia di fine Settecento che ha conferito alla chiesa un’impronta decisamente neoclassica pur permanendo tracce tangibili del barocco seicentesco e settecentesco palermitano in molte cappelle e nelle statue e decorazioni a stucco ivi presenti.

Le volte della tre navate e del transetto sono a botte con decorazioni in stile neoclassico; quella centrale, come pure quelle del transetto e dell’abside presbiteriale, presentano dei lacunari con affreschi di scene tratte dal Vecchio Testamento realizzati da Antonio Manno (1790). Le finestre della navata centrale sono arricchite da sobrie decorazioni a stucco di stile barocco, realizzate dalla bottega dei Firriolo nella seconda metà del ‘700, che bene si integrano con l’impianto neoclassico del Marvuglia.

La ripavimentazione in marmi policromi effettuata all’inizio dell’800, coprì un numero ragguardevole di sepolture marcate da lapidi che esistevano fuori dalle cappelle laterali.  

Pavimento policromo

Le cappelle

La chiesa presenta dodici cappelle laterali, sei per lato, di cui le ultime due, le maggiori, collocate ai due lati del transetto.

Prima di affrontarne la descrizione è opportuno chiarire che ciascuna di queste cappelle godeva del diritto di patronato. Famiglie nobili o altolocate, sin dalla costruzione della chiesa, ricevettero dai Padri Oratoriani la concessione dell’uso delle cappelle per la sepoltura, al loro interno, dei propri congiunti. In cambio di tale privilegio le famiglie si impegnarono a decorare le cappelle in modo coerente con lo stile della chiesa e a mantenerne in buone condizioni lo stato di conservazione.   

È evidente che, col passare del tempo alcune cappelle hanno cambiato patronato subendo, a volte, parziali ma anche integrali interventi di rinnovamento architettonico e decorativo; così anche le rispettive originarie dedicazioni sono state mutate con la conseguente sostituzione delle immagini sacre. Alcuni dipinti, a seguito della soppressione degli ordini religiosi, sono stati acquisiti dallo stato e fanno adesso parte delle collezioni dei principali musei della città.

Cappelle della navata destra

Cappella di Santa Maria Egiziaca oggi di Sant’Isidoro Agricola.

Cappella di patronato della ricca famiglia di mercanti Foresta di probabile origine genovese la cui ultima erede decise di lasciare tutti i suoi averi agli oratoriani che in cambio le assegnarono la prima cappella a destra e, nel 1638, commissionarono al marmoraro Giovanni Giacomo Ceresola la realizzazione dell’altare uniformandolo agli altari di altre cappelle. In origine accoglieva una tela di Santa Maria Egiziaca attribuita al pittore Filippo Paladini ma recentemente vi è stato trasferito il quadro di Sant’Isidoro Agricola, attribuito ad anonimo pittore seicentesco, forse al sarzanese Domenico Fiasella.

Cappella di Sant’Isidoro Agricola

Cappella di San Giovanni Battista oggi della Madonna della Salute

La cappella fu data in patronato a Simone Zati un ricco mercante fiorentino che nel 1657 acquisisce il titolo di Marchese di Rifesi. La ricca decorazione marmorea realizzata tra 1656 ed il 1659 si deve ai marmorari Vito Ferrara e Francesco Maria Ragusa. La cappella è interamente rivestita di marmi mischi e tramischi che si estendono anche al pavimento e al paliotto dell’altare.

Cappella della Madonna della Salute

Da rilevare è l’insegna della famiglia Zati composta da una doppia catena bicroma che troviamo nella transenna traforata che delimita l’ingresso della cappella e in alcuni medaglioni in rilievo della decorazione parietale.

Stemma della famiglia Zati

La cappella, come si evince dall’affresco della volta, era originariamente intitolata a San Giovanni Battista e accoglieva il dipinto della Madonna con Gesù bambino e San Giovannino, attribuita a Lorenzo di Credi.

Affresco con San Giovanni Battista

Oggi sull’altare resta una tela cinquecentesca della Madonna della Salute forse attribuibile a Pietro Bonaccorsi sotto la quale è il dipinto di Santa Gemma Galgani di Benedetto Zangara (Sec.XX).

Cappella di Santa Rosalia oggi dell’Immacolata Concezione

In origine la cappella era stata intestata a Santa Rosalia per come promesso alla compagnia di Santa Caterina e ospitava un’immagine della Santa, dipinta da Riccardo Quartararo. Nel 1646 fu data in patronato alla famiglia del barone di Savochetti, Gerardo Garsia Alliata che affidò ancora una volta al marmoraro Giovanni Giacomo Ceresola le decorazioni dell’altare e del rivestimento delle pareti. Nel 1746 la cappella fu abbellita con un nuovo e più moderno altare marmoreo ma nella seconda metà del secolo XIX subì una trasformazione radicale cambiando anche la dedicazione. L’odierna cappella dell’Immacolata Concezione si deve infatti all’iniziativa del padre oratoriano Giacomo Meli mentre all’architetto Giuseppe Patricolo si deve il progetto dell’altare del 1864.

Cappella dell’Immacolata Concezione con la statua del Bagnasco

L’attuale rivestimento in marmo è di Salvatore Valenti, mentre le statue, di David e Isaia, rispettivamente sono opere degli scultori D’Amore e Benedetto De Lisi il quale è anche autore dei due medaglioni ad altorilievo che raffigurano l’Annunciazione e la Natività. La statua lignea con lamine d’argento posta sopra l’altare è di Alessandro Bagnasco e rappresenta l’Immacolata (1873).

Cappella di San Mamiliano oggi di Santa Rosalia

Dedicata originariamente a S.Mamiliano, la cappella è concessa in patronato nel 1645 a don Pietro Gianguaino e conteneva un quadro dedicato al Santo. Nel 1705 i padri dedicano la cappella a San Michele trasferendovi un quadro che raffigura il santo. Nel 1732 la cappella cambia ancora patronato ed è assegnata a don Casimiro Drago che dedica l’altare della cappella a San Casimiro e commissiona al pittore Guglielmo Borremans un dipinto del santo oggi non più esistente. Nella seconda metà dell’Ottocento è trasferita dalla cappella vicina la dedicazione a Santa Rosalia, ed è probabile che vi fu trasferito anche l’altare marmoreo settecentesco che accoglie oggi il dipinto la “Madonna incorona Santa Rosalia” (XVIII secolo), attribuito a Filippo Randazzo. Nelle due pareti laterali sono presenti altresì due riquadri con affreschi monocromatici che raffigurano scene di vita della santa. Da notare anche la presenza di un reliquiario in legno dorato del XVIII secolo. Le reliquie presenti nella cappella si dice siano appartenute a membri della famiglia Sinibaldi, il casato di Santa Rosalia. Oltre alle reliquie ci sono anche elementi naturali.

Cappella di Santa Rosalia

Cappella di Sant’Isidoro agricola oggi della Divina Misericordia

Nel 1636 la cappella è assegnata in patronato a Vincenzo La Grua-Talamanca, principe di Carini. L’altare accoglieva il dipinto di Sant’Isidoro poi trasferito nella cappella di Santa Maria Egiziaca. L’altare attuale e la decorazione ottocentesca, si devono all’iniziativa di padre Nicolò Lucchesi Palli, dei principi di Campofranco. Per un certo periodo la cappella fu dedicata a San Nicolò di Bari raffigurato in una tela del pittore Salvatore Lo Forte, oggi si trova in sacrestia. Sono presenti inoltre reliquie di S.Giovanni Paolo II e S.Faustina.

Cappella della sacra immagine di Gesù

Cappelle della navata sinistra

Cappella dell’Angelo Custode Gabriele

Nel 1622 la cappella è assegnata in patronato alla famiglia Castelli di origine genovese. L’altare accoglie la tela dell’Arcangelo Gabriele (1645 c.a) del pittore monrealese Pietro Novelli. Ai lati della cappella sono addossate i monumenti funebri di Gregorio Castelli a destra e di Gabriele Lancellotto Castelli principe di Torremuzza realizzato nel 1792.

San Gabriele Arcangelo – Pietro Novelli (1645 c.a)

Cappella della Maddalena oggi della Sacra Famiglia

Nel 1630 la cappella fu data in patronato a Fabrizio Del Guasto ed era dedicata alla Maddalena per la presenza di un quadro dedicato alla santa. Nella seconda metà dell’800 la cappella venne rinnovata nelle pareti laterali e in quell’occasione fu collocata la tela della Sacra Famiglia (Riposo dalla fuga in Egitto) di Pietro Volpes (1875) posta sull’altare seicentesco sotto il quale si trova un presepe settecentesco permanente in stile napoletano. Ai lati dell’altare due tele dello stesso Volpes “Lo sposalizio” e il “sogno di San Giuseppe”, il momento dell’annunciazione dell’angelo a San Giuseppe.

Cappella della Sacra Famiglia

Cappella del Santissimo Crocifisso

Nel 1617 la cappella è concessa in patronato al sacerdote oratoriano Giuseppe Gambacurta, di nobili origini pisane. Nel 1621 il marmoraro Ceresola intraprende i lavori della preziosa cappella e, su progetto dall’architetto Mariano Smiriglio, realizza i lavori di rivestimento delle pareti. L’edicola su cui poggia la scultura lignea seicentesca di Cristo (di autore ancora anonimo), è rivestita di diaspri siciliani, di agate dolci, di venturina, di lapislazzuli e di altre pietre preziose incastonate sulle decorazioni di rame che ornano la cornice attorno al Crocifisso e le colonne, opera di argentieri e gioiellieri locali.

Cappella del Santissimo Crocifisso

La cappella accoglieva anche affreschi di Pietro Novelli non più presenti. Tra il 1645 e il 1647 padre Gambacurta commissionò a Genova, presso la bottega degli Orsolino, le due statue dell’Addolorata e di San Giovanni apostolo presenti nelle due nicchie poste nelle pareti laterali della cappella. Negli anni successivi la cappella sarà impreziosita con il reliquiario in lapislazzuli e rame dorato (1654) e, a partire dal 1665, protetta da un cancello in ottone progettato da Mariano Smiriglio.

Paliotto – reliquiario

Padre Gambacurta continuerà a prendersi cura della cappella sino alla sua morte (1669) lasciando i suoi beni ai confratelli della chiesa affinché si occupassero di mantenere e completare la cappella medesima. Fu così sistemato il pavimento in diaspro, granatino orientale e porfido e, nel 1733, fu collocato sotto l’altare il paliotto-reliquiario disegnato dall’architetto Francesco Ferrigno.

La cappella accoglie numerose reliquie provenienti in parte dalla Terrasanta e accoglie i resti dei santi Antimo, Teogene, Macario, Mediato e Teodora questi ultimi collocati in una piccola teca posta davanti il paliotto dell’altare.

Reliquiario

Cappella di San Carlo Borromeo oggi del Beato Sebastiano Valfrè

La cappella fu concessa in patronato alla famiglia Colnago di origine lombarda che nel 1622 acquisì il titolo di Barone di Santa Venera. La cappella, in origine dedicata a San Carlo Borromeo, è oggi intitolata al padre oratoriano Sebastiano Valfrè che il 15 luglio del 1834 fu iscritto nell’albo dei beati. Sull’altare la tela del pittore Salvatore Lo Forte “Sebastiano Valfrè risana lo storpio” (1835).

Salvatore Lo Forte “Sebastiano Valfrè risana lo storpio” (1835)

Cappella di San Filippo Neri

La cappella fu data in patronato a Vincenzo Pilo Calvello, di nobile famiglia genovese, intorno al 1620. La cappella è caratterizzata da una ricca decorazione composta da due colonne in diaspro siciliano affiancate da due colonne in granito e da diaspri, agate e altri tipi di pietre dure disposte secondo vari disegni geometrici e incastonate nel marmo della parete con bordure di rame dorato.

Cappella di San Filippo Neri
Particolare della colonne in diaspro siciliano e in granito

L’altare fu portato a termine nel 1622, il giorno prima della canonizzazione di San Filippo Neri. Quasi un secolo dopo, nel 1721, i padri Oratoriani decisero di portare a termine la decorazione della cappella affidandone i lavori allo scultore Gioacchino Vitagliano. Nel 1722 Giacomo Serpotta ricoprì le pareti di stucchi e quattro anni dopo Antonio Marino si occupò del rivestimento marmoreo delle pareti interne. Le due statue delle nicchie sono di San Gioacchino e Maria bambina a destra (G.B.Ragusa 1726 c.a) e, a sinistra, di S. Giuseppe e Gesù bambino di Giacomo Pennino (1729-31) scolpita su modello di Giacomo Serpotta. Infine, nel 1737 Francesco Ferrigno arricchisce l’altare con le guarnizioni in rame dorato delle colonne di diaspro rosso, e con la cornice in agata e diaspro del quadro di Sebastiano Conca L’apparizione della Vergine a San Filippo Neri (1740).

Sebastiano Conca “Apparizione della Vergine a San Filippo Neri (1740)

Le cappelle maggiori del transetto

Cappella maggiore della Madonna degli Angeli

Collocata a destra del transetto la cappella fu concessa nel 1603 a Francesco De Gaspano figlio di un ricco mercante di stoffa probabilmente di origine lombarda. L’altare accoglie la grande tela della Madonna in Gloria e Santi dipinta nel 1605 dal pittore Filippo Paladini. La decorazione marmorea dell’altare è del marmoraro Giovanni Giacomo Ceresola (1617). La cappella successivamente passa in patronato alle famiglie Pontecorona e poi Del Castillo marchesi di Sant’Onofrio.

Filippo Palladini – Madonna in Gloria e santi 1605

In una nicchia, a sinistra dell’altare è posta la statua di Santa Maria Maddalena.

Statua di Santa Maria Maddalena

Cappella maggiore di Sant’Ignazio martire vescovo di Antiochia

Nel 1609 i padri Oratoriani concedono la cappella in patronato alla famiglia nobile di Francesco Graffeo marchese di Serradifalco e principe di Ganci. Questi commissiona a Filippo Palladino la grande tela del Martirio di Sant’Ignazio vescovo di Antiochia (1613) posta sull’altare che venne completato nel 1617 del marmoraro Giovanni Giacomo Ceresola.

Martirio di Sant’Ignazio – Filippo Palladini 1613

In una nicchia, a destra dell’altare è posta la statua in stucco di San Giovanni Battista.

San Giovanni Battista

Cappella presbiteriale

Nel 1610 gli oratoriani concedono la cappella alla nobile famiglia di un ricco mercante pisano, Stefano Conte. La cappella non accoglierà mai la tomba gentilizia dei Conte perché riservata alla sepoltura dei padri Oratoriani.

L’altare maggiore e l’abside presbiteriale

Sino alla seconda metà del secolo XVIII si erano susseguiti altari, cibori, edicole architettoniche di vario stile, alcuni dei quali riferibili a eminenti architetti quali Andrea Palma e Filippo Juvara. Tutto però venne poi rimesso in discussione in seguito alla ristrutturazione tardo settecentesca dell’interno della chiesa operata da Giuseppe Venanzio Marvuglia.

L’altare maggiore di forma lineare è in pietre dure e guarnizioni di ottone realizzate da Vincenzo e Salvatore Todaro coadiuvati dal nipote Nicolò; il tabernacolo riproduce una piccola architettura neoclassica a cupola, sullo stile del Pantheon.

Altare Maggiore

Ai lati dell’altare vi sono le due statue in marmo di Ignazio Marabitti dei Santi Pietro e Paolo (1788 c.a) mentre quattro nicchie laterali del vano presbiteriale accolgono statue in stucco dei quattro evangelisti con relative iconografie opera di Gaspare, Giovanni e Giuseppe Firriolo. Infine, Antonino Manno fu incaricato degli gli affreschi delle volte dell’abside.

San Pietro – Ignazio Marabitti 1788

Sulla parete di fondo sopra l’altare, nella grande edicola con colonne libere, fu collocato il quadro di Sebastiano Conca Il trionfo della Trinità (1740 c.a), sopra il quale si irradia una Gloria con le figure allegoriche della Pace e Unità (1786-90) realizzate in stucco sempre dalla bottega del Firriolo.

Trionfo della Trinità – Sebastiano Conca 1740

La cupola

Quando, nel 1622, la chiesa dell’Olivella fu inaugurata in occasione della canonizzazione di San Filippo Neri, era mancante della cupola, pur possedendo una crociera con grandi pilastri atti a sorreggerne la futura copertura.  Per più di un secolo questa struttura muraria fu ricoperta da due diversi artifici prospettici: dapprima una cupola dipinta datata 1622  e successivamente un’originale macchina architettonica traforata tridimensionale posta all’interno di una camera di luce realizzata nel 1683 su disegno del pittore-architetto Michele Blasco.  Quest’artificio restò in funzione sino al 1732 anno in cui iniziarono i lavori di costruzione della cupola diretti dall’architetto Francesco Ferrigno.

L’interno della cupola oggi dopo la ricostruzione del dopoguerra

Il 5 aprile 1943 la cupola, insieme a parte del transetto di sinistra e della sagrestia, fu distrutta a seguito di un’incursione degli anglo-americani; quella attuale è una ricostruzione fedele realizzata nel 1950 su progetto dell’ingegnere Pietro Scibilia.

Crollo della cupola a seguito dell’incursione alleata del 15 luglio 1943

BIBLIOGRAFIA

  • Adriana Chirco. Palermo la città ritrovata. Dario Flaccovio editore. Palermo 1997
  • Mario Di Liberto. Le vie di Palermo. Dario Flaccovio editore. Palermo 2006
  • Ciro D’Arpa. Architettura e arte religiosa a Palermo: il complesso degli Oratoriani all’Olivella in Frammenti di Storia e Architettura. Palermo 2012
  • AA.VV. Palermo l’arte e la storia. Kalos. Palermo 2016

SITI INTERNET

Pubblicato da

Giovanni Adragna

Docente di Francese in quiescenza, mi sono interessato allo studio del territorio della mia città, Palermo, approfondendone alcuni aspetti artistico-culturali e di costume. Questo blog intende socializzare queste piccole ricerche svolte sia personalmente che insieme ad alcuni colleghi di scuola.

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