ENRICO ALBANESE E L’OSPIZIO MARINO

Alcuni giorni orsono mi sono ritrovato nell’area dell’Ospedale Enrico Albanese di Palermo, all’Arenella in via Papa Sergio I, noto ai vecchi palermitani come me col nome di Ospizio Marino. Ero già stato qualche anno or sono, nell’area esterna dell’ospedale però di sfuggita; questa volta ho avuto più di tempo a disposizione ed ho esercitato una delle mie attività preferite: gironzolare senza meta, con lo sguardo pronto a cogliere qualche dettaglio particolarmente interessante e degno di attenzione.

La giornata era mite e soleggiata cosicché la mia attenzione è stata facilmente attratta dalla bellezza delle forme e dei decori di alcuni padiglioni che ho ritenuto poter far risalire alla seconda metà del XIX secolo. In un angolo dell’area dell’ospedale, ho scorto anche una chiesetta (chiusa) che si affaccia sull’antico porto dell’Arenella, con una bellissima vista sulla palazzina dei 4 Pizzi, nota anche come Tonnara Florio. Ho approfittato della situazione per scattare alcune foto che più sotto pubblicherò, giusto come ricordo della mia presenza nel sito. La visita si è conclusa subito dopo ma quanto ho potuto osservare è stato sufficiente per scatenare in me la voglia di saperne di più.

Tornato a casa ho cominciato a dedicarmi alle mie solite ricerchine attingendo sia alla mia ricca (ma pur sempre limitata) biblioteca personale sia ad internet.

Dopo le prime ricerche mi è venuto in mente che alcuni anni fa, esattamente nella primavera del 2015, avevo fatto una ricerca, insieme ai miei alunni di allora, sul quartiere dell’Acquasanta in occasione della manifestazione “Panormus. La scuola adotta la città” riportando poi nel sito il frutto delle ricerche. Infatti, se fate una piccola ricerca tra le pagine del mio sito, scoprirete che avevo già trattato, seppur marginalmente, dell’Ospizio Marino mettendolo in relazione con gli altri siti delle borgate marinare dell’Acquasanta, Arenella e Vergine Maria.

L’area su cui sorge l’ospedale, e cioè quella che insiste sulle due borgate dell’Acquasanta e dell’Arenella è sempre stata nota, sin dall’antichità, per la sua salubrità dovuta in particolare alla presenza di tre elementi naturali particolarmente favorevoli. In primo luogo, parliamo di acqua ed in particolare della sorgente d’acqua naturale che sgorga da Monte Pellegrino quasi al livello del mare e che dà il nome alla borgata dell’Acquasanta. Le sue proprietà furono ritenute da sempre particolarmente benefiche tanto da spingere i fratelli Pandolfo a realizzare un piccolo stabilimento termale che sino all’inizio del XX secolo era ancora in funzione.

Ma l’area era conosciuta altresì per la salubrità dell’aria di mare che si respirava e che si riteneva fosse particolarmente idonea a guarire le malattie delle vie aeree. Forse non è un caso che presso il vicino sito dove fu realizzato il cosiddetto Cimitero degli Inglesi, in via Gulì, sorse all’inizio del ‘600 uno dei tanti lazzaretti realizzati a Palermo con lo scopo precipuo di prevenire i rischi di pestilenze mettendo in quarantena merci e persone che arrivavano a Palermo da zone del mondo particolarmente a rischio. Il suo portale d’accesso (che si può ancora osservare) è “casualmente” sormontato da un fregio a rilievo che ricorda il Genio della Salute.

Portale d’ingresso del lazzaretto

Il lazzaretto fu trasformato nel secolo successivo, in colonia estiva prima di diventare per pochi decenni il Cimitero Acattolico o degli Inglesi trasferito quest’ultimo, dopo l’unità d’Italia, all’interno del nuovo Cimitero dei Rotoli (lato Vergine Maria) costruito nel 1837 a seguito di un’ennesima epidemia di colera.

Anche il famoso Hotel Villa Igea in origine fu concepito da Ignazio e Franca Florio come sanatorio, motivati com’erano ​​dalla tubercolosi della figlia e convinti dalla posizione della Villa sorta nella borgata dell’Acquasanta, da sempre conosciuta per le sue proprietà riparatrici.

Sempre nella stessa zona, a partire dal 15 settembre 1912, entrò in funzione Villa Laganà un Sanatorio Marino voluto dal dottor Nicolò Lo Jacono.

Il terzo elemento naturale favorevole alla salute del corpo e della mente era ed è naturalmente il mare. La moda dei bagni di mare a Palermo non è antichissima e si farebbe risalire alla presenza della corte borbonica in esilio a Palermo all’inizio dell’800. Tra le tante Real Casine fatte costruire da re Ferdinando di Borbone (IV di Napoli, III di Sicilia e I delle due Sicilie) durante i due non tanto brevi periodi di esilio in Sicilia (dal dicembre 1798 al giugno 1802 e dal gennaio del 1806 al giugno del 1815) vi furono la Real casina di caccia della Ficuzza e la Real Casina Cinese della Favorita, ma anche la meno conosciuta Real Casina della Renella, realizzata in una sobria architettura neoclassica a due elevazioni, sita nei pressi della tonnara omonima e costruita dal re proprio per assistere alla pesca dei tonni. Il luogo fu utilizzato dalla corte per dedicarsi anche, in tutta segretezza e riservatezza, ai bagni di mare. La vicina Grotta della Regina (o Bagno della Regina) non sembra avere alcun’attinenza con la regina Carolina, moglie di Ferdinando, in quanto il toponimo era preesistente all’arrivo dei reali.

Proprio questa Casina è stato il nucleo da cui sarebbe partito Enrico Albanese per realizzare il futuro Ospizio Marino. Due vecchie foto della fine dell’800 mostrano la Real Casina già inglobata nelle strutture del nuovo ospizio. Esso occupò inizialmente la casina reale, edificio neoclassico a due elevazioni, con primo ordine a finte bugne e secondo con finestre decorate da timpani e festoni e piccolo fastigio in alto, oggi modificata e adibita ad uffici e servizi.

Prospetto sul mare della Casina reale. Bambini della colonia terapica

Prospetto lato monte della Casina Reale

Ma parliamo un po’ di Enrico Albanese, fondatore dell’Ospizio Marino. Nato a Palermo l’11 aprile 1834, vi si laureò in medicina nel 1855, specializzandosi l’anno successivo a Firenze e seguendo poi le lezioni del famoso chirurgo Giovanni Gorgone di cui fu il successore presso la cattedra universitaria di clinica chirurgia di Palermo e divenne ordinario nel 1873.

Enrico Albanese in una foto Incorpora

La sua figura è caratterizzata anche dal ruolo di patriota avuto negli anni successivi alla sua laurea. Fu proprio a Firenze che Albanese conobbe alcuni fuoriusciti palermitani aderendo al movimento per l’unificazione dell’Italia. Tornato da Firenze, tenne a palazzo Sambuca, la propria abitazione, lezioni di anatomia chirurgica che talora furono un paravento per nascondere riunioni di vera e propria cospirazione antiborbonica. Insieme al fratello Achille fu uno degli organizzatori della rivolta della Gancia del IV aprile 1860 a Palermo. Fallita l’insurrezione riuscì a sfuggire alla repressione borbonica e scappò dalla città per poi ritornarvi, qualche mese dopo, al seguito di Garibaldi durante la spedizione dei Mille. Svolse qui l’incarico di chirurgo della XV divisione e poi di direttore dell’Ospedale da Campo di Milazzo e seguì l’eroe sino a Napoli. Due anni dopo partecipò al fallito tentativo di liberare Roma e fu lui che nel 1862 prestò i primi soccorsi al generale in Aspromonte quando questi fu ferito da due colpi sparati dai bersaglieri del colonnello Pallavicini dell’esercito del Re d’Italia.

Nel 1866 seguì il Generale come medico dello Stato Maggiore anche nella campagna del Trentino durante la quale lo curava per una leggera ferita distinguendosi anche come soldato a Bezzecca cosa che gli fece conseguire la Croce Militare di Savoia. Tornato a Palermo, sul finire dello stesso anno si impegnò nel far fronte all’epidemia di colera che colpì la città. L’anno successivo seguì Garibaldi anche durante lo sfortunato tentativo di liberare Roma che si concluse con la sconfitta di Mentana del 3 novembre dello stesso anno.

Il rapporto tra Garibaldi e Albanese non è stato soltanto quello tra paziente e medico ma è andato ben oltre. Con il generale il nostro dottore ha condiviso tanti momenti di vita vissuta come la sua detenzione presso il lazzaretto di Varignano (Spezia) dovuta ai fatti dell’Aspromonte. Con la sua famiglia si recò spesso a Caprera e gli fu vicino anche con contatti epistolari. Quando il generale morì fu lui che ne redasse l’atto di morte e procedette alle operazioni di imbalsamazione e di temporanea tumulazione in attesa che fosse approntato il blocco di granito che diventerà poi il sepolcro definitivo dell’eroe.

La fama di Albanese non resta circoscritta al ruolo di medico di fiducia di Garibaldi. Fu docente di Clinica chirurgica a Palermo dal 1868 e per alcuni anni direttore dell’Ospedale Civico di Palermo, presso il quale realizzò un reparto pediatrico e, tra le prime in Italia, una sala operatoria antisettica secondo le teorie di J. Lister, utilizzando l’acido fenico per le medicazioni. Scrisse molti trattati di medicina e fu sempre sostenitore del servizio sanitario pubblico lamentando spesso l’insufficiente capacità di accoglienza che l’ospedale che dirigeva poteva offrire ad una città di duecentomila abitanti. Si adoperò in prima persona nella lotta contro l’epidemia di colera che colpì Palermo negli anni 1885-87 ottenendo la medaglia d’oro dei benemeriti della salute pubblica. Conscio delle precarie condizioni igienico-sanitarie in cui vivevano le classi meno abbienti della città, il 7 giugno 1874 inaugurò l’Ospizio Marino, un istituto nato per curare i minori colpiti da scrofola, tubercolosi e rachitismo nel quale introdusse un giardino d’infanzia che prese a modello il kindergarten di Friedrich Fröbel.

In questa vecchia stampa si nota a sinistra l’Ospizio Marino e a destra la Tonnara Florio

Collaborò infine, come consulente di Francesco Crispi, nella stesura della “Legge sulla tutela della Igiene e della sanità pubblica”, approvata il 22 dicembre1888 che si proponeva di dare un nuovo assetto alla sanità italiana post-unitaria.

Enrico Albanese morì a Napoli il 5 maggio 1894 di ritorno da un viaggio a Roma e fu seppellito nel cimitero di S. Maria di Gesù, e la sua tomba fu ricoperta da una lastra di granito dell’isola di Caprera, uguale a quella del sepolcro di Garibaldi.

Tomba di Enrico Albanese presso il cimitero di S.Maria del Gesù

A Palermo lo ricordano, oltre la statua in suo onore posta di fronte ad uno dei padiglioni dell’Ospizio Marino, anche un suo busto collocato in piazza Marina all’interno del Giardino Garibaldi e una larga via cittadina che mette in comunicazione via Francesco Crispi con Via della Libertà. All’interno del parco dell’Ospizio Marino, Albanese fece piantumare un pino in memoria di Garibaldi che fu tra coloro i quali fecero delle donazioni all’ente benefico.

Busto di Enrico Albanese nel Giardino Garibaldi

Statua di Enrico Albanese davanti al Padiglione Lanza di Scalea

L’opera che lo ricorda di più è sicuramente l’attuale l’Unità Operativa Complessa, Presidio Territoriale di Assistenza Enrico Albanese di Palermo più semplicemente noto come Ospizio Marino, che sorge all’Arenella con ingresso su Via Papa Sergio I al numero 5, che all’epoca si chiamava via Vescovo della Maremma (S. Mamiliano da Palermo).  Vi si accede per mezzo di un viale che attraversa un terreno per poi arrivare direttamente al centro dell’area del nosocomio.

Il viale d’accesso in una foto d’epoca

Come accennato precedentemente, l’impianto nasce su un primo insediamento frutto dalla trasformazione della Real Casina Borbonica della Renella che fu successivamente inglobata nel corpo che oggi ospita gli uffici dell’ospedale. L’area su cui sorge il complesso ospedaliero, su interessamento del Generale Giacomo Medici, fu acquistata  dal Demanio, con atto del 4 marzo 1878  per la somma di lire 8879,91 e su di esso furono realizzati, nel corso degli anni, alcuni padiglioni intitolati a benefattori come Eleonora Spinelli principessa di Butera, Ignazio e Manfredi Lanza di Trabia, Giulia Florio principessa di Trabia ed anche a personalità dell’epoca come il Generale Giacomo Medici, anche lui patriota come l’Albanese e poi prefetto di Sicilia e senatore del Regno d’Italia, che aveva contribuito alla nascita dell’Ospizio. Le prime strutture edificate e cioè il Padiglione Spinelli realizzato nel 1874 su progetto di Achille Albanese e il Padiglione Medici del 1883 su progetto di F.P. Palazzotto sono entrambi in stile eclettico neoclassico, molto diffuso all’epoca a Palermo. Questi padiglioni hanno la forma di chalet con tetto aggettante sostenuto da mensole in legno e sono decorati con forme geometriche colorate vivacemente. Tale appare anche il successivo padiglione realizzato qualche anno dopo e dedicato a Ignazio e Manfredi Lanza di Trabia, morti durante la Prima guerra mondiale, figli di Giulia Florio principessa di Trabia che fu anche presidentessa dell’ente ospedaliero negli anni 20 del secolo scorso. A quest’ultima fu dedicato un ulteriore padiglione costruito successivamente.

Foto dell’inizio del ‘900 col Padiglione Spinelli e la talassoterapia

Padiglione Spinelli oggi

Padiglione Lanza di Trabia

Padiglione dedicato a Giulia Florio principessa di Trabia

All’inizio del ‘900 fu realizzata anche una chiesetta con annesso campanile e che adesso è in disuso. Era utilizzata soprattutto per i riti che coinvolgevano i bambini e le suore che li accudivano.

La piccola chiesa

Successivamente negli anni 30 furono realizzati, a cura dell’ingegnere Mario Umiltà ulteriori padiglioni tra i quali anche la scuola, dove oggi campeggia la scritta “Panificio”.

I locali della vecchia scuola

Durante i primi anni l’impianto fu utilizzato solo nei mesi estivi e funzionava come una vera e propria Colonia Marina simile ad altre iniziative già realizzate sulle spiagge italiane.

Nell’anno della sua inaugurazione, il 1874, i bambini accolti a giugno furono inizialmente 30 i quali successivamente diventarono 110 nel corso della stessa stagione estiva che si concluse a settembre. Per combattere la scrofola i bambini venivano curati con bagni di mare e di sole fornendo anche loro una buona e sana alimentazione di cui molti di loro non potevano godere.

L’elioterapia. Foto d’epoca

In un secondo momento Enrico Albanese affrontò il problema del rachitismo infantile anch’esso diffuso tra le classi più misere della cittadinanza e causato dalla mancanza dei requisiti minimi di igiene e da un’alimentazione carente. Per questo motivo l’ospedale fu denominato “Ospizio Marino, Ospedale pei rachitici”.

La richiesta di adesione andò crescendo rapidamente negli anni successivi e la provenienza dei minori non si limitò più alla città ma si andò via via espandendo anche agli abitanti della provincia. Albanese si rese subito conto che l’impianto non poteva essere solo stagionale ma che bisognava trasformarlo in un luogo di cura stabile dove i bambini potevano trovare un’assistenza continua e tutto quanto era loro utile per una vita sana supportata anche da una buona educazione. Da qui l’istituzione di una scuola con metodo froëbelliano in cui i bambini potevano imparare giocando, cantando e ascoltando storie.

L’iniziativa necessitò di risorse per reperire le quali il nostro dottor Albanese fece di tutto anche improvvisando fiere di beneficienza e una raccolta di fondi porta a porta.

La morte improvvisa di Enrico Albanese avvenuta a Napoli il 5 maggio 1889 non pose fine all’attività dell’Ospizio che gli fu intitolato dal 1890. La sua opera che fu continuata dai suoi successori, primo fra tutti il dottor Edoardo Calandra che alcuni anni dopo gli subentrò. Questi si rese conto che nuove urgenze incalzavano quali ad esempio la poliomielite che in quei tempi si diffondeva sempre più. Quindi trasformò lo stabilimento in un vero Istituto Ortopedico creando altresì un centro per la riabilitazione dei poliomielitici.

Durante e dopo il fascismo l’Ospizio Marino continuò la sua attività soprattutto come centro di eccellenza di ortopedia. Qui vi si svolsero nel 1933 e poi nel 1949 due edizioni del Congresso Nazionale di Ortopedia e Traumatologia a conferma del livello d’eccellenza raggiunto dal nosocomio. Il centro però ebbe sempre bisogno del sostegno esterno delle donazioni. Ad esempio furono indette delle lotterie nazionali al fine di raccogliere fondi dedicati esclusivamente all’Ospizio Marino di Palermo.

Oggi l’U.O.C. PTA “Enrico Albanese” è un piccolo ospedale che serve prioritariamente le borgate marinare ai piedi di Monte Pellegrino e i quartieri a nord della città. È una piccola realtà che ha perso la sua originaria prerogativa di centro di recupero dei piccoli malati di scrofola, tubercolosi e rachitismo e di centro ortopedico di eccellenza per diventare un ospedale di secondo piano. Come la maggior parte degli ospedali pubblici anche l’Ospizio Marino ha dovuto subire i tagli che in questi ultimi decenni hanno colpito la sanità pubblica e di cui adesso, con la pandemia in corso, tutti quanti piangiamo le conseguenze.

BIBLIOGRAFIA

Atti Parlamentari della Camera dei Deputati del Regno d’Italia n.171, Sessione 1878/79, Roma

Rosamaria Alibrandi, Garibaldi fu ferito. La patriottica avventura del chirurgo palermitano Enrico Albanese, in Mediterranean Chronicle Vol 4 2014

Giuseppe Badaloni, La Scrofola e il mare, Stabilimento Giuseppe Civelli Milano 1889

Gallo Cabrini, Le colonie scolastiche in Italia negli anni 1925 e 1926, « Grafia » s. a. i. Industrie Grafiche, Roma 1927

Adriana Chirco, Palermo la città ritrovata itinerari fuori le mura, itinerario 29 Le borgate marinare di Monte Pellegrino, Dario Flaccovio editore, Palermo 2006.

Mario Di Liberto, Le vie di Palermo, Dario Flaccovio editore, Palermo 2006.

Francesca Raia, Il dispensario diurno, Tesi di Dottorato Università di Palermo

Ettore Sessa, Le Tenute Reali dei Borbone in Sicilia, Archivio istituzionale della ricerca dell’Università degli Studi di Palermo, 2015

SITI INTERNET

Ospizio Marino, http://himetop.wikidot.com/ospizio-marino

Nunzio Spina, Gli albori dell’ortopedia siciliana: Eduardo Calandra   https://www.giot.it/wp-content/uploads/2017/10/08_Art_STORIA_ORTOPEDIA_Spina-1.pdf

Giovanni e Gianfranco Purpura, Il “Bagno della Regina” all’Acquasanta (Palermo) , http://www.povo.it/ars/0dot10/aquas1.htm

Giuseppe Palmeri, Giulia Florio D’Ondes Lanza di Trabia http://www.salvarepalermo.it› archivio › item › download

Pubblicato da

Giovanni Adragna

Docente di Francese in quiescenza, mi sono interessato allo studio del territorio della mia città, Palermo, approfondendone alcuni aspetti artistico-culturali e di costume. Questo blog intende socializzare queste piccole ricerche svolte sia personalmente che insieme ad alcuni colleghi di scuola.

1 commento su “ENRICO ALBANESE E L’OSPIZIO MARINO”

  1. Sono stato da bambino ricoverato presso ospizio Marino.nel 1964 per un intetvento chirurgico alla tibia e perone fatto allora dal Proff Cavadis che mi permise di camminare di nuovo altrimenti sarei rimadto glaudicante il ricordo di quel posto e ancora nella mia memoria un viale alberato un parco dove noi bambini ci trovavamo a giocare sui i tavoli di marmo visto che eravamo tutti messi male fisicamente.il cinema nella grande sala le suore con quei grandi cappelli bianchi ci assistevano i bambini poliomelitici che si trascinavano per terra con dei cuscini ricordi belli e tristi ringrazio il prof Cavadis camminnare bene oggi ed essere stato uno sportivo oggi ho 64 anni ma quel ricordo dell’OSPIZIO MARINO e rimasto indelebile. sono grato a quella struttura vorrei sapere del prof Cavadis biografia sua

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